lunedì 12 ottobre 2015

Nido, baby sitter o "sclero"?


Da quando Catherine ha incominciato a camminare l'essere mamma si e' fatto ancora più difficile: se da un lato può esaurire meglio le sue interminabili energie, dall'altro doverle correre dietro all over the place si e' fatto davvero stancante... Cucinare, pulire o mettere a posto i panni sono diventate mission impossible costantemente interrotte da una toddler selvaggia: una caduta qui, un cassetto aperto di la' e la mole di lavoro e' diventata inesauribile. Il fatto di aver accorciato il pisolino del mattino a mezz'ora (per evitare sceneggiate ad ogni gruppo gioco e sveglie alle 6.00) ha reso il tutto ancora più "divertente".


Dopo alcune giornate difficili, quelle che ogni mamma conosce bene, le parole "nido" e "baby sitter" sono diventate com una melodia irresistibile e cosi' abbiamo iniziato a informarci sulle due possibilità.  Dopo essermi fermata a guardare le foto di un nido stupendo, consigliatomi da numerose mamme, ho iniziato a piangere come una fontana: quei lettini montessoriani e perfetti dove la mia dolce iena avrebbe dormito senza di me...mi si e' spezzato il cuore e mi sono sentita tanto in colpa. Insomma, io e mio marito abbiamo fatto una scelta e adesso vorrei buttare via (anche se solo per due giorni a settimana) la fortuna enorme di poter tenere Catherine a casa con me, di potermi godere ogni piccola conquista prima che vada alla materna? Mi sono messa a riflettere sui vari pro e contro cercando di considerare anche la mia sanità mentale che a volte vacilla: avete presente quelle giornate eterne di lamentele senza apparente motivo? Ecco a me quelle mandano fuori di testa, soprattutto mentre cerco di fare qualcosa in casa haha! Ho anche ponderato la sua necessita' di confrontarsi con altri bambini ma mi impegno gia' molto nel rendere la sua settimana piena di attività toddleriane: gruppi gioco, piscina e play date.


La conclusione di questo sproloquio? Beh non ne ho ancora trovata una: se per il mio cervello quelle sette ore di libertà che il nido darebbe sembrano un miraggio, il mio cuore non mi fa cedere...e' come se una vocina interiore mi facesse desistere sussurrandomi che un giorno Catherine andrà a scuola tutti i giorni, per tanti lunghissimi anni e farei meglio a fare tesoro di queste giornate simil-eterne. Chi vincerà? Conoscendomi credo il mio cuore: probabilmente resterò stanca e stressata per un altro paio d'anni ma pur sempre sognando un po' di libertà :)


SUPER N.B.: questo post non e' un attacco per nessuna tipologia di mamme, anzi! Io non sono sicura delle mie scelte e se vorrete condividere la vostra esperienza con me ve ne sarò grata. Non credo esista un'approccio giusto o sbagliato alla maternità, ma solo tante scuole di pensiero diverse che andrebbero accettate e non giudicate. Essere mamme e' gia' cosi' difficile e sarebbe bello se noi donne riuscissimo ad essere più aperte e solidali.

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16 commenti

  1. Io credo che il tuo punto di vista non faccia una piega ma che allo stesso tempo qualche ora di separazione non possa che far bene ad entrambe. Tu puoi ricaricare le pile e rigenerarti ed essere una madre se possibile ancora più paziente e ricettiva nei suoi confronti e lei può sperimentare altri metodi educativi e approcci che la aiuteranno a crescere. Qualsiasi strada sceglierai sarà quella giusta per voi.


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  2. Cara Sara, ogni volta che leggo un tuo post alla fine tiro un sospiro di sollievo e mi sento meno sola. Da quando sono diventata mamma 10 mesi fa ho capito quanto sia inutile e superficiale giudicare le altre per quello che fanno (o non fanno) e dare consigli il più delle volte neanche richiesti. Ho capito che le aspettative che si hanno sulla maternità prima di viverla possono crollare miseramente scontrandosi con la dura realtà. Ho capito anche quanto sia importante che noi mamme ci diciamo che la maternità è si una cosa meravigliosa, ma anche la più faticosa e l'esperienza più forte che si possa vivere e che non essere perfette non è un peccato mortale, ma anzi, fa parte di quest'esperienza incredibile. Forse saremmo più rilassate con i nostri bimbi se semplicemente accettassimo che abbiamo dei limiti.Di sicuro illimitato resta l'amore che abbiamo per i nostri cucciol. grazie ancora. Ivana

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    1. Grazie a te per queste parole, ti sottoscrivo in toto :)

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  3. Come ti capisco!
    Io mi sono affidata al nido perchè dovevo e volevo tornare al lavoro, ma la mia sanità mentale ne ha giovato...e forse anche quella dei miei figli.
    Secondo me 2 giorni a settimana o un orario part time al nido permetterebbe a te e a lei di rompere con la routine ma di non stare lontane troppo a lungo!

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    1. il tuo ragionamento non fa una piega ma emotivamente non riesco proprio a decidermi :)

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  4. Sono scelte difficili cara...mi verrebbe da dirti che 7 ore di nido mi sembrano un buon compromesso e farebbero bene anche a te, ma sinceramente se fossi al tuo posto non so cosa farei!!!! Da febbraio Caterina andrà al nido per mezza giornata, l'altra metà starà con i nonni finchè io non torno dal lavoro, mi sembra la scelta giusta dato che devo necessariamente tornare al lavoro...ma ti ripeto, se potessi stare a casa sarei molto più combattuta! Comunque credo che come per tante altre cose che riguardano l'essere mamma, se sceglierai ciò che ti rende più serena...farai la scelta giusta! Un abbraccio! (ps: ti avevo mandato una mail qualche settimana fa, l'avevi ricevuta?)

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    1. Io infatti sono molto combattuta e non riesco a decidermi di mandarla...
      La tua e mail me l'ero persa, scusami tantissimo!!! Comunque sono andata subito a cercarla e ti ho appena risposto!! Ti abbraccio :)

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  5. Ciao Sara! Io non ho avuto scelta: sono tornata al lavoro che Matteo aveva 6 mesi, il compromesso per me è stato portarlo da una tagesmutter al mattino (invece che al nido, è un ambiente piùù "famigliare) e il pomeriggio stare coi nonni.
    Ma fidati, non hai idea di quanti sensi di colpa mi sia (e mi stia tuttora che lui ha 2 anni) portata dentro.
    Potessi fare una scelta diversa, starei a casa da lavorare domani. Ma credo che comunque qualche ora al mattino in un ambiente (e con persone) diverse da me e da quello di casa glielo farei fare comunque. Così avrebbe una mamma un pò meno sclerotica, la possibilità di una quotidianità anche "fuori dalle mura casalinghe", ma comunque tanto tempo insieme a me quando rientra.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Ciao Sara,
    Io ho un lavoro che mi ha permesso di stare un anno e qualche mese a casa con mia figlia. Avevamo già immaginato di mandarla al nido a settembre e così abbiamo fatto, non mancando di discuterne parecchio. Sicuramente per noi é una necessità, ma non ti nascondo che negli ultimi mesi estivi, vedevo S. girare per casa con i suoi giochini, immersa in un mare di "non si fa", "non si tocca", "non si apre" e mi chiedevo se non sentisse anche lei la necessità di crescere in maniera diversa. Ti premetto che io sono molto legata al mio lavoro e pensare di lasciarlo o di interromperlo era escluso. Ora S. ha quasi finito l'inserimento ed é felice di andare al nido. Si stanca tantissimo e fa molte esperienze nuove per lei. Io sono più che soddisfatta del tempo "full time" che ho trascorso con lei e mi sento pronta (non senza sofferenza e mancanza) al distacco parziale che stiamo attraversando. Ho un po'la sensazione che lei ce l'abbia chiesto...anche se so che staccarsi da me per lei é una sofferenza. Vorrei davvero sottolineare come già é stato fatto che ogni genitore e ogni figlio sono diversi e vorrei tranquillizzarti attraverso la mia esperienza sul fatto che il nido non é un ripiego, ma una scelta educativa valida (cosa che io stessa temevo molto!) che davvero puó far bene alla mamma e al figlio. (Mia figlia rimane al nido fino alle 16 e riabbracciarci e passare del tempo insieme ci da un gusto pazzesco!) Un saluto!
    Roberta

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    1. grazie per aver condiviso la tua esperienza, un abbraccio!!!

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  8. Ciao Sara. Con il mio primo figlio, che adesso ha 8 anni, avevo scelto il nido per necessità , perché lavoravo, e per scelta perché secondo me al nido i bimbi hanno la possibilità di stare con piccoli della loro età, vengono stimolati con attività che, nella maggior parte dei casi, a casa ci farebbero impazzire e guadagnano in autonomia. Con Martina, pur non lavorando, avevo intenzione di ripetere l'esperienza. La sua salute un po' precaria dello scorso inverno però mi ha fatto cambiare idea. La porto ad un gruppo famiglia due volte a settimana perché possa divertirsi un po' con piccoletto come lei ed abituarla a frequentare persone diverse da me. Capisco sia difficile distaccarsi dai nostri cuccioli, per quanto energici, per tante ore... Ma hai mai pensato a portarla al nido per mezza giornata? In questo modo tu potrai sfruttare un po' di tempo libero e lei farà tante attività al nido, potrà mangiare con i suoi amichetti e tornare da te in tempo per la nanna e per passare il pomeriggio con te, che sarai sicuramente più rilassata. Ti abbraccio. Elisabetta

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  9. Ciao Sara, puoi fare una prova...e vedere come va! Due volte a settimana è un buon compromesso...per potervi abituare. Poi se vedi che proprio non te la senti...puoi sempre tornare indietro. Staccare può aiutarti molto, ma non devi farlo con (troppi) sensi di colpa, altrimenti è controproducente. Tentar non nuoce....ed in ogni caso sei liberissima di cambiare idea quando vuoi. Capisco benissimo il tuo stato d'animo. Ti mando un abbraccione!

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  10. Sara...la penso esattamente come te! E vivo ogni giorno così come lo vivi tu! Ora che sto visitando una marea di materne mi rendo conto di quanto sia importante fare tesoro di ogni mattina (anche se totalmente delirante!!) con le nostre piccole pesti...perché tra breve (nel mio caso da settembre!) le nostre mattine saranno incredibilmente tranquille, questo sì, ma anche solitarie! E a me già viene il magone...che bello poterlo scrivere sapendo che mi capisci! Ti mando un abbraccio!

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