Allattando a modo mio…

Ciao ragazze!!
In questo post vorrei raccontarvi la mia esperienza allattamento premettendo, a caratteri cubitali, che sono dell’idea che non ci sia un metodo giusto o sbagliato di nutrire il proprio figlio e che ogni scelta a riguardo, debba SEMPRE essere rispettata.
Inizio dicendovi che, se per alcune donne allattare e’ un gesto naturale, per me e’ stato un incubo durato sei mesi e Catherine ha potuto bere il mio latte grazie ad un aggeggio odiosissimo chiamato tiralatte.

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Questo e’ il tiralatte che ho affittato dall’ospedale

Catherine e’ nata il 17 luglio scorso, dopo un travaglio dolorosissimo di 39 ore sfociate in un cesareo, pesava 3.950 kg e da subito aveva una fame da lupi 🙂 La attaccavo al seno ogni due ore ma lei urlava notte e giorno: aveva fame e dal titta-bar non usciva niente haha! Le ostetriche iniziarono così a darle un aggiunta di latte artificiale e lei si calmo’ immediatamente.
Ogni tre ore un’ostetrica o una consulente venivano in camera per aiutarmi ad avviare l’allattamento con risultati disastrosi: appena mi sistemavano Catherine in posizione poppata volevo gridare dal dolore (giuro che se sento ancora qualcuna dire che il cesareo e’ meglio sbotto), lei non riusciva ad attaccarsi e urlava in stile esorcista finche’ non le davano il latte in polvere 🙁

Dopo due giorni di tentativi inutili, vidi arrivare una pimpante donzella con un aggeggio bruttissimo: il tiralatte (ma farlo più carino no?!?! Al giorno d’oggi si sa che il packaging fa la differenza hahaha). La signorina inizio’, a spiegarmi come usare l’attrezzo OGNI DUE DANNATE ORE per favorire la montata lattea! La notte ero graziata ed avevo una pausa di ben tre ore hahah! Ricordero’ sempre i risvegli bruschi provocati da luce accecante sparata in faccia e dall’ostetrica che mi diceva: “sorry, but it’s time to pump” (mi spiace ma e’ ora di tirare il latte), non vi dico che pessimismo e fastidio provavo ma mi ripetevo ad oltranza: “keep calm & carry on” haha!

La sera del quarto giorno, finalmente, vidi quei minibiberon riempirsi di pochi ml. di latte! Ricordo che tutti nella stanza esultavano e io camminavo per il corridoio sbandierando quei biberon come se fossero stati dei trofei!! Finalmente anche io potevo mettere il mio latte in frigo come tutte le altre hahahah!!! Da quel giorno il latte inizio’ ad aumentare progressivamente e, dopo sei notti, venni dimessa accompagnata dal mio fido aiutante tiralatte che noleggiai per garantire la massima resa nel tiraggio latte.

Una volta a casa, presi appuntamento con moltissime ostetriche/specialiste ma niente: Catherine non si attaccava e così, visto che ormai avevo preso il giro, decisi di rinunciare definitivamente e continuare full time con il tiralatte!!!
Ormai rassegnata mi buttai a capofitto nel magico mondo di Google dove trovai parecchie esperienze simili alla mia; se in Italia non e’ molto comune il tirarsi il latte come metodo esclusivo di allattamento negli States e’ una formula abbastanza praticata (soprattutto da donne in carriera come me) ed e’ facile trovare delle info a riguardo.

Spesso sentivo racconti di donne che avendo avuto problemi con l’allattamento, passavano all’artificiale e, in un certo modo, le ammiravo 🙂 Io che sono l’ansia fatta persona, ricercai a lungo sul web, scoprendo i milioni di proprietà benefiche del latte materno ed entrai nel tunnel del sentirmi in dovere di allattarla ESCLUSIVAMENTE con il mio latte.
Diventai schiava del tiralatte e dei suoi orari: ogni tre ore dovevo attaccarmi e, nella mia follia, lo facevo per 30 minuti per essere sicura di aumentare la produzione; ero terrorizzata che il latte andasse via e non ho MAI saltato una seduta haha! Dopo un mese avevo un sacco di latte ed iniziai a congelarlo (peccato averlo poi dovuto buttare quando scoprimmo l’allergia al latte di Catherine); ad ogni sacchettino riempito mi rincuoravo al pensiero che sarebbe stato un pasto extra per un futuro più roseo e senza tiralatte haha!

A settembre partii per le vacanze estive con ben due tiralatte: quello affittato dall’ospedale ed uno elettrico da viaggio (dal prezzo esorbitante) acquistato specificamente per poter tirare il latte sulla macchina (ovviamente mi coprivo eh!!). Imparai ad organizzarmi con borse frigo, biberon ed accessori vari di modo che Catherine potesse avere sempre ed ovunque latte fresco haha.

Il mio mitico tiralatte da viaggio
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Dopo le prime 16 settimane la mia produzione di latte si assesto’ e, secondo le letture del sommo Google, potevo iniziare a ridurre le sessioni di mungitura hahahah; iniziai dunque a tirare il latte per 20 minuti invece di 30 e a saltare una sessione. Il latte non diminuiva e quindi il mio piccolo baule/freezer di latte si arricchiva ogni giorno 🙂

Quando Catherine compi’ 5 mesi decisi, in accordo con la pediatra, di iniziare ad introdurre un pasto di latte in polvere per abituarla gradatamente: lei non fece storie e si pappo’ pure quello. Dal quinto al sesto mese eliminai sempre più sessioni di tiraggio latte fino ad arrivare a ZERO al compimento del sesto mese, che era il mio goal!

Ora che non mi mungo più tiro più il latte mi sento rinata e posso finalmente iniziare a vivere in maniera normale. Catherine non ha problemi con l’artificiale (anche se ha periodi in cui e’ nervosissima a bere il latte, ma quello già prima) e prende ancora un biberon al giorno di latte materno che avevo congelato con tanto amore haha.

Sono molto soddisfatta di averla nutrita con il mio latte per i primi mesi ma, se dovessi rivivere l’esperienza, lo farei con un approccio molto più easy e, certamente, non mi tirerei il latte in ogni dove con l’ansia di perdere le mie scorte 🙂

Quando ho iniziato a dare a Catherine il latte in polvere mi sono sentita terribilmente in colpa, come se le stessi dando del veleno; per fortuna dopo pochi giorni ho realizzato che non sarebbe morta per un po’ di latte in polvere ed ho iniziato a rilassarmi sull’argomento; oggi sono tranquillissima e non rimpiango niente: farei di tutto per quel sorriso ancora sdentato.

Spero questo racconto possa rincuorare tutte le povere sfigate come me che hanno vissuto l’allattamento in maniera un po’ drammatica: non siete sole!

Un abbraccio bellezze!

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5 commenti

  • Sara, grazie mille per averci raccontato la tua esperienza. Io non so ancora come sarà il mio futuro sul fronte "allattamento" ma mi hai aiutato a conoscere una prospettiva diversa e sicuramente utile. Sono nella fase "spugna", ovvero…sto cercando di imparare più che posso per non farmi cogliere impreparata e ogni cosa appresa è un tesoro! Grazie!

  • Mi dispiace tanto per la tua esperienza… Io sono stata schiava del tira latte solo nei giorni di degenza perché Camilla continuava a vomitare e mi dicevano di dargliene poco alla volta, il frigorifero era pieno solo del mio latte perché ogni 3 ore ne tiravo via tipo 100ml e passa! Poi la sera prima della dimissione è passata da me l'ostetrica "capo" di turno e mi ha chiesto come mai stessi tirando il latte, le spiegai la cosa e mi disse di tornare al nido per la poppata successiva… mi fece allattare al mio seno con la doppia pesata e mi disse di non stressarmi coi rigurgiti perché effettivamente mangiava bene e potevo stare tranquilla!

    Deve essere stato brutto per te vivere così una cosa che per molte è naturale… Diciamo che "meno male" che è finita!
    Io quando non ce la facevo più ad averla nel lettone che ogni 2 ore chiedeva la tetta le ho inserito l'ultimo pasto di LA con biscotto mellin e così ho anche introdotto il lettino… Aveva 5 mesi e mezzo, poi a 6 io son partita per la Thailandia senza di lei e due settimane dopo al mio rientro benché avessi ancora tanto latte (lo tiravo via con le mani per tenere alta la produzione) non mi ha più voluta quindi è finita così. Con Alice spero di allattare il più possibile sempre però tenendo conto anche delle mie esigenze!

    Grazie per aver condiviso la tua esperienza!

  • Ho trovato questo post per caso… bè che dire…. ti capisco molto bene… mio figli oha quasi 10 mesi e tuttora mi tiro il latte e.fin oad oggi esclusivo materno. Tiro ancora tre volte al giorno perché lui si fa grandi mangiate notturne. Mi fa piacere che tu abbia raccontato la tua esperienza con una nota di freschezza e di autoironia perché so che non è stato sicuramente un cammino semplice. GG

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