Sara before Catherine

Oggi vi racconto una storia: la mia, o meglio una parte di vita che mi ha cambiata per sempre e, dopo anni di grigio, mi ha fatto tornare a vedere i colori…

Ho amato Londra ancora prima di incontrarla, viveva da sempre nei miei e sogni e quando l’ho visitata per la prima volta ho provato tristezza: si’ era bellissima, ma io ero di passaggio; non mi apparteneva come avrei voluto…avevo 20 anni e da quel viaggio ne sono susseguiti altri: Londra era l’unico posto in cui volevo andare. Questa città divento’ per me una vera ossessione, io ero profondamente infelice ed ero sicura che vivere la’ mi avrebbe riparato.

Non sto a raccontarvi di quanto si opponessero i miei e di quanto io abbia lottato e cercato approvazione: deve essere stato dura per loro, abituati a a vivere in un paesino di 5.000 anime, capire e lasciarmi andare. Ad ogni modo, sei anni dopo la mia prima volta in UK e contro il volere di tutti ho acquistato un biglietto di sola andata.

Sono partita senza lavoro e senza conoscere nessuno, mi ricordo ancora l’emozione che mi avvolse mentre ero in aeroporto: avevo la pelle d’oca e avrei voluto piangere di gioia, finalmente andavo dove avrei sempre dovuto essere.
Dopo tre giorni su suolo inglese trovai lavoro in un ristorante, of course, all’inizio non ero nemmeno cameriera ma apparecchiavo e sparecchiavo i tavoli. Guadagnavo pochissimo ed ero terrorizzata di non riuscire a farcela, di dover tornare a casa ed ammettere ai miei che avevano ragione, che era stata una terribile idea.
Ho trascorso il primo mese in un ostello schifoso: c’erano topi ovunque (ma a Londra e’ abbastanza normale) e ci si doveva arrangiare, sapevo che era una soluzione temporanea e la cosa non mi infastidiva più di tanto. Un mese dopo il mio arrivo trovai casa, o meglio una stanza/cubicolo, in una zona davvero carina e vicinissima a dove lavoravo: ero squattrinata, non conoscevo nessuno e la vita era durissima ma, giorno per giorno, io mi ricomponevo diventando di nuovo una persona.

La mia casetta, la stanza era minuscola ma con un po’ di olio di gomito divento’ carinissima o almeno a me pareva la stanza più bella del mondo 🙂

Partii ad ottobre e dopo pochi giorni mio nonno mori’. Mio nonno era come un padre e credo fermamente che abbia scelto di morire non appena io fossi lontana consapevole che, se fossi stata a casa non avrei mai potuto superare il suo lutto. Non mi sarei mai ripresa. Ho passato dei giorni orrendi: dilaniata dal senso di colpa, dal dubbio sul da farsi…sapevo che se fossi rientrata in Italia non avrei mai piu’ avuto la stessa possibilità che la vita mi aveva donato in quel momento. Decisi di rimanere, nemmeno oggi so se ho fatto bene ma so per certo che vivere a Londra mi ha reso felice dopo anni di tristezza.
La mia vita londinese e’ stata in salita fino a maggio poi, finalmente, sono diventata cameriera e ho iniziato a guadagnare davvero bene (w le mance!!!), ho iniziato a stringere amicizie, a uscire, andare a far festa, a fare shopping e godermi appieno tutte le opportunità che una metropoli può offrire. Io non so descrivervi quanto ero felice…

Super party a Londra!!!

Ad agosto conobbi Charles che, ebbene si’, pranzava spesso al ristorante messicano in cui lavoravo. Tante cose cambiarono da quando iniziammo a frequentarci: lui lavorava in banca e io mi sentivo in dovere di trovare un lavoro migliore (ecco la mia insicurezza riemergere haha!) così da renderlo orgoglioso di me. Mi misi a mandare curriculum finche’ non trovai lavoro come receptionist per una compagnia di telecomunicazioni; mi sentivo davvero super cool mentre camminavo per il distretto finanziario di Londra con tacchi e tailleur: ora si’ che mi sembrava di essere arrivata. In realtà mi resi presto conto che il lavoro faceva schifo! Venivo sottopagata e lavoravo dieci ore al giorno: sottomissione pura. Mi piaceva mille volte di più lavorare come cameriera e, per quanto la rimpianga, questa esperienza mi ha insegnato una grandissima lezione: bisogna essere orgogliosi e non curarsi del giudizio degli altri quando una si fa una cosa che ci appassiona! Non esiste un mestiere più dignitoso di un’altro e, mettendoci il cuore, non potremo non essere vincenti.

Concludo dicendo che se non avessi seguito il mio istinto probabilmente sarei ancora la stessa ragazza depressa di (aiutoooo) 10 anni fa. Fidatevi di voi stesse e dei vostri desideri più grandi: ciò che fortemente vogliamo accadrà se incanaliamo tutte le nostre forze verso l’obiettivo tralasciando quando sia dura la strada per arrivarci.

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