E alla fine arriva Harvey!

Harvey ha scelto di venire al mondo in un giorno di sole, uno di quelli in cui esci e ti basta alzare lo sguardo per scorgere un ciliegio in fiore e capire che la primavera è dietro l’angolo. Harvey è nato in un giorno con l’aria che profuma, un giorno che non dimenticherò mai.

Il nove marzo, alle 4 di mattina iniziai ad avvertire le prime contrazioni ma cercai di non pensarci per evitare false speranze; come ogni altro giorno accompagnai la Toddler a scuola ascoltando i suoi dolcissimi “wow” ogni volta che vedeva un fiorellino. Per la prima volta in mesi mi sembrava di respirare meglio: un altro segnale che mi il mio piccolo era in viaggio. 
Dopo aver lasciato Catherine non avevo voglia di tornare a casa: volevo respirare l’aria tiepida e sentire il sole sulla faccia, mi sentivo piena di energie e così, invece di prendere l’autobus, sono rientrata a piedi regalandomi una coccola: una manicure in un nail salon per niente trendy o posh, molto china style. 
Sebbene ogni parte del mio cuore mi dicesse di prepararmi, la mia testa non cedeva. 
Dopo essermi gustata una baguette presa nel negozio francese, mi sono ridiretta verso la nursery di Catherine per il pick up. La Toddler era stanchissima ma, a causa di un micro pisolino sul bus che non ho saputo evitare, decise di non dormire per nulla. Passammo così il pomeriggio a fare bolle di sapone in giardino: quelle ore le ricorderò sempre come si ricordano i sogni; era come se sapessi che quelli sarebbero stati gli ultimi istanti che passavamo sole io e lei e ne gustai ogni singolo frammento. Quelle ore le porterò sempre nel cuore così come l’allure magico che le ha contraddistinte.

Alle 16.30 incontrammo la futura baby sitter di Catherine che si mise a disposizione nel caso fossi andata in travaglio di notte. Questa fu una vera e propria manna dal cielo perché, appena se ne andò, le contrazioni iniziarono a farsi sempre più dolorose e ravvicinate; decisi quindi di avvertire  Charles seppur convinta di avere ancora tutto il tempo del mondo.
Un’ora dopo ero in preda a dolori fortissimi con contrazioni ogni tre minuti e la Toddler che urlava: “I want pasta not soup!!!!!” Così mi misi a cucinare la pasta al sugo per Catherine mentre al telefono urlavo a Charles di venire IMMEDIATELYIn quel momento fui presa dal panico e iniziai a riempire la lavatrice, a riassettare casa e persino a preparare una zuppa per i giorni a venire, hahah ho davvero dei problemi seri!
Ad un certo punto corsi in bagno certa che mi si fossero rotte le acque, in realtà avevo un emorragia in corso; telefonai subito all’ospedale dove mi ordinarono di chiamare un ambulanza e portare la Toddler con me. Per fortuna, nel frattempo, arrivò Charles e io mi lanciai sul suo taxi in direzione ospedale; solo quando scesi il tassista si rese conto della situazione (odio palesare il dolore) ed esclamò: “oddio signora ma lei è in travaglio!!” mi prese le borse dalle mani e mi accompagnò fino in reparto.
L’ostetrica mi mise subito in sala parto sconvolta dal fatto che fossi arrivata in ospedale sola e con un emorragia in corso (ah, la magica vita di un expat!). Dopo circa venti minuti chiamarono i chirurghi che iniziarono a visitarmi ed a scuotere la testa. Io avevo già capito cosa mi aspettava e dopo un po’ me lo confermarono: la placenta era bassa e, seppur non coprisse la testa del bebè, il fatto che già stessi sanguinando così tanto non era un buon segno. Sebbene fosse indubbio che ero in travaglio e che avrei potuto partorire naturalmente, mi dissero che era troppo rischioso e che avrei rischiato un cesareo salvavita per l’eccessiva perdita di sangue. Loro consigliavano caldamente un cesareo immediato ed io, ovviamente, accettai senza batter ciglio. Come sapete avrei tanto voluto provare un parto naturale ma la mia salute e quella di Harvey erano e sono la cosa più importante; di certo non sono una di quelle persone che mette in dubbio un parere medico. Mi dissero che dovevo aspettare perché c’era un altra emergenza che stava arrivando in ambulanza e dovevo assestare chi era più grave (la fortuna eh!). Fortunatamente mi iniettarono una magica sostanza che rallentò leggermente le contrazioni; dopo una mezz’ora eterna tornarono per dirmi che mi portavano in sala operatoria. 

Questa volta ero molto più lucida e cosciente di cosa stava per succedere: sapevo del tremolio incontrollabile che si  sarebbe appropriato del mio corpo di lì a poco, sapevo che le macchine avrebbero iniziato a suonare odiosamente ad ogni calo di pressione e sapevo di quella sensazione di “scivolare via” che avrei provato ripetutamente. Questa volta ebbi molta più paura, continuavo a pensare a Catherine ed attendevo con ansia la fine di tutto.
La prima cosa che sentii quando entrai in sala operatoria fu la canzone “It’s a wonderful life” e mi dissi che non poteva che essere un buon auspicio. Dopo tanta attesa e tanta paura finalmente sentii quella sensazione di ventre vuoto e, poco dopo, le urla più melodiose del mondo!

Harvey arrivò in questo mondo pazzo alle 22.37 di un giovedì di primavera, nella città che amo di più al mondo. 

Dopo un accurato controllo, dopo aver fatto litri di pipì in faccia all’ostetrica e dopo che Charles riuscì con successo nell’operazione cordone ombelicale senza svenire, finalmente mi misero tra le braccia  Captain Cuddles!! Questa volta fu diversissimo che con Catherine: l’emozione fu immensa e non offuscata da morfina, oppiacei, svariate epidurali e dalla stanchezza di 39 ore di travaglio.
Questa volta piansi e piansi ancora dalla gioia e, sebbene attaccata a mille cavi, sapevo come e cosa fare, mi sentivo sicura e forte: non dovevo più imparare ad essere una madre, Catherine me lo aveva già insegnato.


Ho partorito con un altro cesareo e, anche se non proverò mai la sensazione di partorire naturalmente, ho partorito con tutto l’amore che avevo e questo per me è abbastanza. Sono orgogliosa di me, di averci provato, di averci creduto e di non aver sprecato un occasione ma ciò che conta e che tutto sia andato bene.

PS: avevo davvero paura di partorire a Londra tramite il servizio sanitario nazionale (ne avevo sentite e provate di cotte e di crude) ma devo ringraziare tantissimo i giovanissimi chirurghi che hanno fatto un ottimo lavoro. Sono stata trattata con dignità e non ho nulla di cui lamentarmi, la situazione post parto non è stata delle migliori ma sono stata in ospedale solo due giorni e si sopravvive benissimo. Ho partorito al Chelsea and Westminster hospital, uno dei migliori di Londra e lo raccomanderei sicuramente.

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