Ero una mamma “invincibile” finché non ho chiesto aiuto…

Quando ero incinta di Harvey ero convinta al cento per cento che sarei riuscita benissimo a gestire tutto da sola. Mi ripetevo in loop che se lo facevano le altre potevo farlo anche io e, fino a pochi giorni dal parto, sgridavo mio marito quando mi suggeriva che, forse, era ora di iniziare a cercare una baby sitter.
Nella mia mente (malata) ero certa che avrei avuto un parto naturale da cui mi sarei ripresa IMMEDIATAMENTE. Inoltre mi convinsi che l’allattamento sarebbe stato una passeggiata e, alla prima difficoltà, l’avrei abbandonato per l’artificiale perché GIAMMAI mi sarei rimessa in quella condizione di stress come nei mesi in cui mi ero trasformata in mucca da tiralatte pur di dare il mio latte a Catherine. Bene, tutte queste certezze si sono squagliate come ghiaccio al sole non appena mi hanno messo Harvey tra le braccia.

Con Catherine ero riuscita a fare tutto da sola e per sola intendo proprio SOLA. Charles viaggiava 3/4 giorni a settimana, non avevo nessun tipo di aiuto e, fino al suo tredicesimo mese, non partecipavamo ad alcuna attività. Non avevo nessuna amica con cui parlare, non avevo la mamma o la sorella a farmi visita regolarmente e capitava che non parlassi con un adulto per due o tre giorni di fila. Nonostante svariati momenti di difficoltà, stanchezza e frustrazione chiedere aiuto era una cosa che non avevo mai contemplato: l’essere totalmente indipendente mi faceva sentire una donna forte; una specie di eroina insomma.
Io e Catherine ci eravamo costruite la nostra routine: tra una passeggiata lungo le rive del lago, un giro nel noiosissimo nonché costosissimo centro commerciale e un caffè da Starbucks che mi costava mezzo rene, le nostre giornate scorrevano e di esse ne è rimasto solo un bellissimo ricordo e tanta nostalgia. Come per magia tutta la stanchezza e la frustrazione patite sono diventate memorie felici di un tempo lento da annodare stretto al cuore…per sempre.
Sono orgogliosa di me stessa per essere riuscita a fare tutto da sola e avrei voluto fare lo stesso con Harvey.
Durante il nono mese, grazie alle continue insistenze di Charles cedetti e iniziai a cercare una tata che trovai, con una dose irripetibile di fortuna, giusto qualche ora prima di entrare in travaglio. Se non avessi dato retta a Charles avrei affrontato un cesareo di emergenza da sola e lui non avrebbe potuto assistere al parto.
Per me è stata durissima accettare questo aiuto: vedere Catherine un paio di ore al giorno perché o a scuola o fuori con la tata mi ha destabilizzata; mi ha fatto sentire una perdente. Come era possibile che non riuscissi a fare tutto da sola? Perché dovevo soccombere dinuovo al mio corpo fragile e non potevo partorire naturalmente evitandomi tutto il post operatorio? Perché allattare era così difficile?
Spesso scoppiavo a piangere mentre cercavo a fatica di elaborare il lutto del distacco da Catherine: della fine di una vita in simbiosi a cui ero abituata.
Ho dovuto fare un gran lavoro su me stessa per evitare che la tristezza si impossessasse di me e, poco alla volta, ho iniziato non solo ad accettare  ma anche ad essere estremante grata per questo aiuto. Charles ha dovuto viaggiare in America molto spesso durante le prime sei settimane di vita di Harvey e lo ammetto: sebbene fisicamente avrei potuto tentare di farcela la mia mente avrebbe vacillato. Di natura non sono una persona molto rilassata: sono puntigliosa, meticolosa, perfezionista e non oso immaginare come avrei fatto senza una persona a darmi una mano. Lo so che molte di voi penseranno che ce la si fa e magari ce l’avete anche fatta e avete tutta la mia stima, ma io credo sarei davvero impazzita. Sono stata davvero fortunata a trovare una tata super che è quasi un’amica ormai e questo rende la sua presenza ancora più piacevole.

 

Ho scritto questo post di getto, per tendere una mano a tutte le mamme che, come me, si sentono in dovere di sacrificarsi ed esaurirsi pur di aderire agli stereotipi di mamma del secolo che, spesso, noi donne siamo bravissime ad affibbiarci a vicenda senza conoscere le situazione o le contingenze di ognuna di noi. Questo post è per tutte le mamme che si sentono dire: “io ce l’ho fatta benissimo” e si sentono delle cattive madri per non esserci riuscite. Ricordate a voi stesse che ogni situazione familiare è assolutamente individuale: io non potrò mai immedesimarsi in una mamma single, in una mamma con tre figli, in una mamma che vive in America o in una mamma di gemelli; non potrò mai farlo perché quelle situazioni non le ho mai vissute e, in egual modo, casistiche simili comportano sempre sostanziali differenze.
Mio malgrado, ho imparato prima ad accettare l’aiuto per poi benedire la possibilità che mi era stata data di vivere le prime settimane di Harvey appieno, godendomi il suo essere neonato. Ho la fortuna di potermi immergere nel suo mondo, nel suo profumo, di godere dei primi sorrisi sapendo Catherine felice al parco a dare il pane alle papere.
Per ME questa scelta si è rivelata la più giusta ed ho capito che per Catherine sarò SEMPRE la sua mamma e che, indipendentemente da qualche ora passata con la tata non mi amerà di meno, anzi semmai sarà felice di tornare a casa da una mamma che non è sempre nervosa perché cerca di fare troppo e male.
Abbiamo deciso di tenere questa tata ancora per qualche settimana, poi ci saranno le vacanze e dopo di esse la Toddler inizierà un nuovo asilo che frequenterà tre giorni pieni dalle 8 alle 18. Sebbene qualcuno abbia già pensato che voglio “parcheggiarla” mandandola così tante ore vi posso confermare che la realtà non potrebbe essere più distante: Catherine inizierà la scuola ad appena 4 anni e sarà una delle più piccole; non vogliamo sia indietro perché, obiettivamente, lo è a livello linguistico e quindi necessita di un aiuto extra. Inoltre così facendo avremo due giorni interi in cui faremo gruppi gioco e attività tutti insieme e potrò passare ancora del tempo con lei prima che vada a scuola. Purtroppo tutti fanno presto a giudicare ferendo molto chi, a modo suo, cerca solo di fare il meglio che può per i propri figli.
Mi sento di darvi un solo consiglio: non esitate MAI a chiedere aiuto perché riconoscere di non essere invincibili, di avere delle debolezze è il regalo più grande che possiate farvi.

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5 commenti

  • Cara Sara…condivido in tutto le tue parole,io ho fatto da sola un Po' per volere un Po' perché nn potevamo fare altrimenti,per fortuna mio marito alle 18 è a casa…ma ti assicuro,e nn mi vergogno a dirlo,che ho pagato un prezzo altissimo come donna e come persona..ancora oggi le frustrazioni e la sensazione di essere un "cattiva" madre mi accompagnano..ancora oggi faccio tanta fatica..un abbraccio forte.una cugina

  • Ciao Sara condivido tutto e ti avevo già scritto su Instagram non siamo invincibili e far tutto con 2 è dura!! Ho avuto lo stesso tuo crollo capendo che non potevo far tutto come con una figlia..delegare e farsi aiutare fa star meglio tutti!!
    Un forte abbraccio

  • Ciao Sara, anche io vivo a Londra, la mia bimba ha 3 anni e mezzo e posso dirti che è davvero difficile senza avere nessuno aiuto.
    Io e il mio compagno lavoriamo tutto il giorno ,io spesso fino a tarda notte … cerchiamo fi fare il meglio per lei , va alla nursery full time e per fortuna le piace . Londra poi è una città che ti toglie tutte le energie e ti stressa per quanto è grande e caotica, bisogna avere i nervi saldi, e penso sia giusto farsi aiutare se uno ne ha la possibilità . I primi 3 mesi di vita di Harper sono stati terribili perché da sola e senza aiuto ho sofferto tanto, ma ho imparato tanto, e se mai arriverà un altro bimbo mi comporterò diversamente.
    Ti abbraccio ❤️

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